KATHARINE HAMNETT
Considerata universalmente la pioniera della moda etica e rispettosa dell’ambiente, Katharine Hamnett nasce in Inghilterra nel 1947.
Segue il padre, ufficiale della Royal Air Force, in Francia, Svezia, Romania ed Inghilterra, frequentando dieci diverse scuole, tra cui il Cheltenham Ladies College. Negli anni ’60, dopo aver completato i suoi studi di Moda presso il prestigioso Central Saint Martins College di Londra, fonda la sua prima azienda di moda, che cresce rapidamente e riscuote successo internazionale, con clienti quali Liz Taylor, Susan George, Marsha Hunt, e George Peppard.
Negli anni ’70, lavora come stilista freelance a Parigi, Milano, New York ed Hong Kong. Inventa la tintura dei tessuti e i jeans delavé, stretch e finto usati. Nel 1979 lancia il marchio Katharine Hamnett che ottiene un rapido successo presso le principali catene in tutto il mondo.
Negli anni ‘80 riceve numerosi premi, tra i quali “Cotton designer of the year”, “Menswear designer of the year” e “Most influential designer of the year” da parte del British Fashion Council. Gli anni ’80 vedono anche il lancio delle prime t-shirt di protesta – una percentuale delle vendite vengono devolute ad enti di beneficienza -: CHOOSE LIFE, WORLDWIDE NUCLEAR BAN NOW, PRESERVE THE RAINFORESTS, SAVE THE WORLD, SAVE THE WHALES, EDUCATION NOT MISSILES – disegnate per essere copiate, e diffondere i loro messaggi sfruttando l’enorme esposizione mediatica del marchio. L’immagine di Katharine, che indossa la t-shirt “58% DON’T WANT PERSHING” (il 58% non vuole i missili Pershing) ad un incontro con Margaret Thatcher fu la foto più pubblicata del 1984.
Alla fine degli anni ’80, Katharine Hamnett comincia a fare ricerche sull’impatto ambientale dell’industria dell’abbigliamento e del tessile, scoprendo come la coltivazione tradizionale del cotone sia responsabile della morte di migliaia di persone per avvelenamento da pesticidi, della desertificazione e della contaminazione delle falde acquifere, con milioni di coltivatori costretti a lavorare in condizioni peggiori della schiavitù. La sua collezione successiva, “Clean up or die” è una dichiarazione chiara e diretta nei confronti dell’industria della moda. Per i successivi quattordici anni continua a disegnare e far sfilare le sue collezioni, ma cerca di sensibilizzare i suoi concessionari in tutto il mondo per far sì che producano in modo etico e rispettoso dell’ambiente, senza successo.
Nel 2003, dopo un viaggio in Mali, Africa, con Oxfam, nel quale visita i coltivatori locali e incontra i rappresentanti del governo, scioccata da quanto ha visto decide di dedicarsi completamente alla promozione del cotone biologico, per aiutare i coltivatori ad uscire dalla povertà nell’unico modo possibile; intensifica il proprio lavoro e le campagne per la sensibilizzazione sulla produzione etica e rispettosa dell’ambiente. Chiude la maggior parte degli accordi di licenza e rilancia la propria linea, realizzata secondo linee guida etiche e pratiche produttive e di coltivazione rigorose.
Insegna alla Central St Martins School di Londra e nel 2011 ha ricevuto dalla Regina l’onorificenza di Commander of the British Empire.

